Riviste e Magazine: Tecniche di Page Rendering #parte 4 : pagine da immagini

Pagine pre-renderizzate da immagini
Questa tecnica è molto utilizzata all’interno delle riviste altamente interattive pubblicate utilizzando ambienti come Adobe Digital Solutions: esempi ben noti sono le riviste di Condé Nast (Wired è uno degli esempi più famosi).
Il modo in cui sono implementate queste riviste inizia con la suite dei ben noti strumenti di Adobe Digital Publishing (link), In Design in primis. Questi strumenti sono utilizzati da molti editori in tutto il mondo e le ultime versioni offrono la possibilità di esportare il progetto, oltre all’onnipresente formato Pdf, anche in un pacchetto adatto per la distribuzione attraverso iPad. Gli output di questi file possono essere testati utilizzando l’ App gratuita Viewer Adobe Content scaricabile da App Store, ma naturalmente l’applicazione finale, insieme con l’infrastruttura server necessaria per servire i contenuti, richiede una licenza di livello superiore (e costo…).

Ciò che caratterizza questo tipo di riviste è che al momento della creazione del progetto tutte le pagine vengono pre-renderizzate come jpeg o png e poi gli effetti speciali vengono sovrapposti successivamente.
Ciò significa che la sezione centrale (Core reader) del lettore rivista è essenzialmente un visualizzatore di immagini. Certo queste immagini si estenderanno per una superficie leggermente più grande dello schermo iPad, in modo che saranno inserite all’interno di una visione a scorrimento (scroll view), ma sono ancora solo immagini.
Tutto sommato la scelta tecnicamente non è male: l’iPad è molto veloce nel rendering delle immagini rispetto ai file PDF,  i calcoli necessari per trasformare i dati del  Pdf in bitmap non vengono fatti in questo caso, mentre la CPU sarà sufficiente veloce a decomprimere l’immagine e inviarla all’hardware grafico. Esattamente come abbiamo fatto nel caso PDF, possiamo applicare la tecnica di sovrapposizione e imporla su alcuni contenuti che richiedono l’interazione dell’utente sulla parte superiore dello strato di bottom-rendering.

Mentre questa tecnica è altamente efficiente dal punto di vista del tempo di rendering, ed è semplice da implementare in quanto tutte le complessità del layout di pagina sono state prese in considerazione e risolte con gli strumenti di desktop publishing, offre alcune forti limitazioni che devono essere prese in considerazione:

• ogni singola pagina richiede molto più spazio su disco e il tempo di download di questo tipo di riviste è aumentato  in confronto con una pagina pdf, lo spazio occupato è molto più grande e l’informazione di ogni pixel del testo deve essere fornita nel file e non possiamo neppure alleggerirlo forzando l’immagine con alti rapporti di compressione, se non vogliamo introdurre sfocatura nel testo. La pagina pdf, in particolare quelle pagine fatte di solo testo, è molto più leggera in quanto il testo non è pre-renderizzata e si presenta in formato vettoriale.

• lo zoom o il ridimensionamento dei font non è fattibile: invece, PDF e Core Text ridisegnano il testo utilizzando algoritmi vettoriali e rappresentano i font per dimensioni, questo ovvimente non si puà ottenere se si lavora su un’immagine jpg o png statica. Ciò significa che la rivista ha bisogno di essere disegnata con i tipi di carattere specifici e dimensioni prestabilite, i caratteri che sono adatti per la compressione jpeg (senza sfocatura) e per la risoluzione dello schermo (iPad 1 e 2 hanno 132 dpi, non è poi così alto; le cose andranno meglio con il prossimo iPad schermo retina !)

• Ricerca testo, con la rivista fatta d’ immagini non abbiamo la possbilità evidenziare il testo , e quindi la selezione del testo è impossibile, a meno che gli strumenti di pubblicazione digitale per fare le esportazioni  . insieme all’immagine forniscano anche uno schema  della pagina pre-renderizzata con una mappa completa delle coordinate del testo, qualcosa che non francamente non abbiamo ancora visto ma che noi stessi abbiamo implementato , su richiesta, per alcuni clenti del nostro sistema editoriale i3F Editorial.

Adobe non è il solo sistema con cui è possibile a pubblicare questo tipo di riviste con immagini statiche: ci sono diverse applicazioni personalizzate sul mercato che seguono esattamente lo stesso approccio.
Non è male, ma non sfruttano i grandi framework editoriali che Apple sta offrendo ai propri sviluppatori. Inoltre l’approccio basato sull’immagine ha anche molti altri limiti se confrontato con altre tecniche. Di sicuro un editore che è ha la padronanza degli strumenti dell’editoria digitale può trarre vantaggio da questo approccio, la qualità finale è indubbia e il time to market è il più breve, e al tempo stesso permette di fornire un contenuto adatto per l’iPad , e non solo un pdf adattato sullo schermo.

Ma vorremo raccomandare a tutti gli sviluppatori, che stanno facendo prodotti personalizzati e non stanno utilizzando speciali strumenti di composizione pagina (composition tools) di stare lontano da tale metodologia.

 

Questo articolo e’ stato pubblicato dal nostro CTO , Carlo Vigiani,  su icoder magazine, una validissima rivista per gli sviluppartori iOS.

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