Il processore A5 dell'iPad2 (Fonte: Chipworks)

    Quando l’anno scorso debutto’ l’iPad, con esso inizio’ la sua attivita’ il primo processore SoC (System on chip) progettato interamente in casa Apple specificatamente per iOS, l’A4. In seguito questo oggetto venne installato nell’iPhone 4, nell’iPod Touch e per finire nell’Apple TV. Per chi volesse ripercorrere la storia dell’A4, basta leggere il nostro articolo uno sguardo al cuore dell’iPad, pubblicato quasi un anno fa. Allora presentammo i risultati dell’analisi fatta da EETimes (www.eetimes.com) che si concludeva col fatto che sicuramente il progetto del chip era frutto dell’acquisizione delle ditte Intrinsity e PA Semi, mentre a livello di blocchi si trovarono molte similitudini con S5PC110. Nel frattempo pero’ le cose sono cambiate di molto, dato che Apple ha avuto tempo per sviluppare il successivo A5 mentre Samsung ha deciso di migrare su altra piattaforma. Il reverse engineering effettuato da ditte specializzate sull’A5 ha mostrato un notevole incremento nella dimensione del die, passato dai 53 mm2 dell’A4 ai 122 mm2 dell’A5. Cerchiamo di giustificare dunque queste maggiori differenze.

    Innanzitutto il processo produttivo: e’ lo stesso, il 45-nm di Samsung. I blocchi analogici (Wi-Fi a audio) sono praticamente gli stessi. Ovviamente A5 e’ un dual-core, quindi i blocchi CPU+GPU occuperanno almeno il doppio dell’area, oltre al fatto che sara’ necessaria una logica di “arbitraggio” per gestire i flussi di dati tra i due core. Aggiungendo nel conteggio il contributo dovuto ai blocchi di I/O e controllo della memoria, scopriamo che nel processore A5 avanza molta piu’ area di quanta ne e’ avanzata nell’A4. Che cosa ci ha messo Apple in questo spazio aggiuntivo? Probabilmente, ma non si puo’ dirlo con certezza, si tratta di acceleratori hardware pensati specificatamente per il video (e guarda caso infatti solo con iPad 2 troviamo lo streaming completo in HD) o il supporto alle estensioni NEON SIMD specifiche per il multimediale. I vantaggi di questo approccio, rispetto a una magari piu’ flessibile soluzione general purpose, sarebbero un minor consumo di potenza e un aumento in velocita’: ma la perdita di flessibilita’ non puo’ preoccupare piu’ di tanto Apple che ha comunque il pieno controllo del software che dovra’ girare su questi processori. In pratica Apple non avrebbe fatto altro che ingrandire il proprio chip (o sfruttare lo spazio in eccesso) per portare sul “metallo nudo” certe funzioni, particolarmente dispendiose, che prima giravano come software.
    Certo questa e’ una sfida per Apple: a parita’ di processo produttivo infatti, un chip piu’ grande sara’ sostanzialmente piu’ costoso. Quindi Apple non avrebbe fatto altro che spostare delle funzioni software verso l’hardware a un maggior costo pero’. E’ chiaro che qui e’ stata presa una decisione strategica: puntare con maggiore enfasi su un mercato a cui la Apple tiene particolarmente, quello dei prodotti consumer basati su iOS, e allo stesso tempo differenziandosi dalla concorrenza, ancorata a soluzioni piu’ flessibili e pensate per supportare molteplici dispositivi e sistemi operativi, ma che probabilmente renderanno a questi ultimi la vita piu’ difficile nel campo dell’innovazione.

    Questo articolo e’ una libera traduzione di un articolo, molto piu’ ricco di informazioni (e decisamente piu’ tecnico), apparso su EETimes. Per chi volesse approfondire puo’ leggere l’articolo originale

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